Santa Lucia al Sepolcro e il Caravaggio
Si comincia dalla chiesa più legata alla patrona della città: la basilica di Santa Lucia al Sepolcro, detta anche Santa Lucia Extra Moenia, cioè «fuori le mura». Sorge dove, secondo la tradizione, la santa fu martirizzata nel 304. Della costruzione del XII secolo si conservano la facciata, il portale e la parte bassa del campanile; il resto appartiene a epoche successive. Dentro, dietro l’altare, c’è il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio, dipinto nel 1608. È tornato qui il 6 dicembre 2020, dopo anni passati a Santa Lucia alla Badia, in Ortigia. Accanto si trova il Sepolcro di Santa Lucia, un tempietto ottagonale semi interrato con la statua giacente della santa, del 1634. Sotto la basilica ci sono anche le catacombe di Santa Lucia.
Consiglio
Gli orari delle visite cambiano, e le catacombe hanno orari a parte: controlla prima di andare. Spalle e ginocchia coperte.
Il santuario della Madonna delle Lacrime
Poco distante c’è la basilica santuario della Madonna delle Lacrime, un edificio molto moderno. Fu costruita tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento per ricordare un fatto avvenuto nel 1953: secondo il racconto, una piccola statua di gesso della Madonna in una casa di Siracusa avrebbe pianto per alcuni giorni, e le lacrime furono analizzate e ritenute compatibili con quelle umane. La forma ricorda una grande lacrima: una struttura conica in cemento armato, con una cripta (il tempio inferiore) e una basilica (il tempio superiore) che può ospitare fino a 11.000 persone. La cripta custodisce la statuetta e si trova sopra i resti di un ipogeo pagano.
Consiglio
Guarda il santuario da lontano e da vicino: la forma cambia molto. La cripta non è sempre aperta: controlla.
San Giovanni alle Catacombe e la cripta di San Marciano
Qui si entra nella Siracusa sotterranea. La chiesa di San Giovanni, detta anche San Giovanni alle Catacombe, ha origini paleocristiane e l’aspetto attuale dei secoli XIII-XIV. Oggi è senza tetto e ospita funzioni all’aperto: restano la controfacciata con il grande rosone e le colonne che dividevano le navate. Sotto la chiesa c’è la cripta di San Marciano, ricavata in una cava e considerata una delle più antiche chiese cristiane dell’Occidente: ospita il sepolcro del santo, che secondo la tradizione fu il primo vescovo di Siracusa. Le catacombe di San Giovanni, costruite nel IV secolo, sono tra le più estese dopo quelle di Roma. Il corridoio principale, il decumano massimo, è lungo quasi cento metri e da lì si aprono cinque aree; le sepolture sono circa diecimila. Non perdere il refrigerium, un’arca scavata nella roccia con tre fori sulla copertura: servivano a versare vino, latte e miele ai defunti.
Consiglio
Si visita solo con una guida, a orari fissi, e la chiesa chiude in certi periodi dell’anno: controlla prima. Sotto fa fresco anche d’estate.
Latomia del Paradiso e Orecchio di Dionisio
Si entra nel Parco archeologico della Neapolis, il cuore di Siracusa antica: la «città nuova» che crebbe soprattutto tra il V e il III secolo a.C., quando Siracusa era una delle città più potenti del Mediterraneo. La Latomia del Paradiso è una grande cava di pietra, profonda fino a 45 metri, usata in epoca greca anche come prigione. Oggi è un giardino con limoni, aranci, ulivi, palme e melograni. Al suo interno c’è l’Orecchio di Dionisio, una grotta artificiale alta 23 metri e profonda circa 65, dalla forma a esse e con un’acustica eccezionale. Si racconta che il nome sia stato dato dal pittore Caravaggio nel 1608; la leggenda del tiranno Dionisio che da fuori ascoltava i prigionieri non è mai stata dimostrata.
Consiglio
Entra nella grotta e arriva fino in fondo: nel buio il suono si sente in modo diverso. Controlla orari e accesso: certe parti delle cave possono essere chiuse.
Il Teatro Greco
Il Teatro Greco è uno dei più grandi del mondo greco. Il teatro attuale è il risultato di un ampliamento del III secolo a.C., voluto da Ierone II, di un teatro più antico del V secolo a.C.. La cavea, scavata nella roccia, ha un diametro di circa 138 metri e in origine aveva 67 file di gradini. Della parte alta e dell’edificio scenico resta poco: le pietre furono riusate nelle fortificazioni di Carlo V a Ortigia, nel Cinquecento. Ogni anno, tra maggio e giugno, il teatro torna alla sua funzione antica, con gli spettacoli classici dell’INDA, che qui si tengono dal 1914.
Consiglio
Nei mesi degli spettacoli il teatro può essere coperto in gran parte dagli allestimenti: se ci tieni a vedere i gradini, controlla prima o scegli un altro periodo.
La Via dei Sepolcri e la Grotta del Ninfeo
Sopra il teatro si sviluppa la Via dei Sepolcri, una strada scavata nella roccia, lunga circa 150 metri e fiancheggiata da tombe bizantine. Il suolo è segnato dai solchi dei carri che passavano di qui per raggiungere i mulini ad acqua dell’epoca spagnola. Lungo la via si incontra la Grotta del Ninfeo, nella parte più alta del parco: una fontana ispirata al culto greco delle ninfe, ricavata in una grotta artificiale. Anticamente era decorata con statue dedicate alle muse del II secolo a.C. ed era il punto di ritrovo degli attori prima di scendere a recitare nel teatro.
Consiglio
Questa è una delle parti più tranquille del parco: fermati a guardare i solchi dei carri nel pavimento.
L’Ara di Ierone II
L’Ara di Ierone II, costruita nel III secolo a.C., è il più grande altare conosciuto del mondo greco. Ne resta la base scavata nella roccia, lunga 198 metri e larga circa 23: serviva per i sacrifici in onore di Zeus Eleutherio, e nelle feste si dice che si uccidessero fino a 450 tori alla volta. Immagina una grande piattaforma con due rampe di accesso decorate: oggi si vede la roccia che emerge dalla vegetazione, ma le dimensioni si capiscono bene camminando lungo il bordo.
Consiglio
Cammina lungo tutta la base: è l’unico modo per rendersi conto di quanto sia lunga.
L’Anfiteatro romano
Poco oltre l’Ara si trova l’Anfiteatro romano, di età romana e tra i più grandi della Sicilia. Fu costruito sfruttando un banco di roccia, in cui furono scavati l’ambulacro e le gradinate. A differenza del teatro greco, qui puoi camminare tutto intorno. L’arena è ellittica e si raggiungeva da otto aperture. Al centro c’è una camera di manovra, un tempo coperta, probabilmente usata per giochi d’acqua e per muovere macchine sceniche. Sulle gradinate si leggono ancora i posti riservati ai nobili siracusani.
Consiglio
Sali sulle gradinate più alte: la vista sull’arena è la migliore, soprattutto verso sera.
La Latomia di Santa Venera, la Necropoli Grotticelle e la «Tomba di Archimede»
Nella parte alta del parco c’è la Latomia di Santa Venera, un giardino subtropicale del Settecento, visitabile per gran parte dell’anno solo da fuori. Tra gli alberi spicca un enorme Ficus macrophylla (il «ficus delle pagode»), un esemplare di diversi secoli. Poco più in là la Necropoli Grotticelle è una vera città dei morti, con sepolture fin dall’età del Bronzo. Raggiunse la massima espansione nel III secolo a.C. e i Romani la usarono come colombario, con due ordini di nicchie per le urne. Nella parte più orientale si vede la cosiddetta Tomba di Archimede: un grande vano scavato nella roccia, con un frontone a timpano e semicolonne doriche in rilievo. Non è la vera tomba del matematico, ma un omaggio a lui.
Consiglio
Arriva con ancora luce: le zone più in alto del parco sono meno frequentate e la luce di fine pomeriggio è molto bella.
La mappa del percorso
Su telefono e tablet: un dito scorre la pagina, due dita muovono la mappa.
Domande frequenti
Per il Parco archeologico della Neapolis servono due o tre ore. Con le chiese e le catacombe serve una giornata intera. Ortigia ha il suo itinerario a parte.

