Piazza Italia, dove si incontrano le tre cave
Si comincia da Piazza Italia, una lunga piazza rettangolare che copre il torrente di San Bartolomeo. Per capire dove sei, guarda i fianchi della città: Scicli sorge dove si incontrano tre valli scavate nel tavolato ibleo, chiamate cave: quella di San Bartolomeo, quella di Santa Maria la Nova e quella del torrente Modica-Scicli. Tutt’intorno, tre colli: San Matteo, la Croce e Monte Campagna. La città barocca è nata in questo incastro di roccia e acqua. Sulla piazza si affacciano la Chiesa Madre e, poco oltre, Palazzo Fava. A fine maggio qui si svolge la festa della Madonna delle Milizie.
Consiglio
Il centro si gira bene a piedi: lascia l’auto fuori dalla zona pedonale e guarda i cartelli per divieti e tariffe, che cambiano.
La Chiesa Madre e la Madonna delle Milizie
Sul lato lungo della piazza c’è la Chiesa Madre, dedicata a Sant’Ignazio di Loyola. Costruita nel Seicento e ricostruita dopo il terremoto del 1693, è diventata chiesa madre della città nel 1874, al posto dell’antica chiesa di San Matteo, sul colle. Dentro è custodita la statua della Madonna delle Milizie, la Madonna a cavallo. La tradizione racconta che nel 1091 la Vergine apparve su un cavallo bianco in aiuto dei Normanni di Ruggero d’Altavilla, che stavano per essere sconfitti dai Saraceni. Il santuario dedicato alla Madonna si trova a Donnalucata, dove la tradizione colloca la battaglia. Ogni ultimo sabato di maggio la piazza ospita la sacra rappresentazione della battaglia, con il corteo medievale. Per l’occasione si preparano le Teste di Turco, grandi bignè ripieni di crema o ricotta.
Consiglio
Controlla gli orari: le chiese si visitano tra una funzione e l’altra. Se capiti a fine maggio, informati sul programma della festa.
Via San Bartolomeo, Palazzo Fava e la cava
Da Piazza Italia imbocca via San Bartolomeo. Palazzo Fava è uno dei primi grandi palazzi barocchi della ricostruzione e ha un balcone celebre, il balcone dei Grifi: le mensole sono scolpite con grifoni e visi barbuti. Più avanti la strada entra nella cava di San Bartolomeo, un canyon urbano chiuso tra il colle di San Matteo e quello della Croce. In fondo, davanti alla parete di roccia, c’è la chiesa di San Bartolomeo. Anche questo angolo è stato set di Montalbano: la cava e la chiesa compaiono in diversi episodi.
Consiglio
La luce è migliore nel pomeriggio, quando il sole illumina la facciata della chiesa e la parete di roccia.
Il Municipio, il commissariato di Vigàta
Torna in centro e imbocca via Francesco Mormina Penna, l’asse pedonale più elegante, che davanti al Municipio si allarga in una piazzetta. Il Municipio, costruito nei primi del Novecento, ha una facciata eclettica che molti riconoscono subito: nella serie è il commissariato di Vigàta. Scicli è il set principale del Commissario Montalbano dal 1999 e del Giovane Montalbano dal 2012. Al piano terra si può visitare il set originale, con l’ufficio di Montalbano; la stanza del sindaco fa da studio del questore. Anche senza entrare, vale la pena fermarsi in piazzetta: è davanti al Municipio che, nella serie, parcheggia la Fiat Tipo di Montalbano.
Consiglio
Orari e apertura del set cambiano: controlla prima di andare. Chi ama la serie può unire questa tappa al percorso Montalbano Experience delle audioguide di marzamemi.com.
San Giovanni Evangelista
Accanto al Municipio sorge la chiesa di San Giovanni Evangelista, ricostruita nel Settecento dopo il terremoto. La facciata concavo-convessa, a tre ordini, ha una gelosia in ferro battuto sul secondo livello, e una scalinata che ne segue la curva. La facciata sembra quasi sporgersi verso chi passa, e accanto alla sobrietà del Municipio dà alla piazzetta un effetto scenografico.
Consiglio
Guarda la facciata da lontano, dall’inizio della via: da lì si vede come la curva della chiesa e della scalinata si muovono insieme.
San Michele, Palazzo Spadaro e il Gruppo di Scicli
Poco più avanti la chiesa di San Michele Arcangelo, con la facciata settecentesca, è incastonata tra due palazzi nobiliari: Palazzo Spadaro e Palazzo Bonelli Patanè. Palazzo Spadaro si riconosce per gli otto balconi in ferro battuto e per le decorazioni geometriche rococò. Ospita una pinacoteca con le opere del Gruppo di Scicli, gli artisti legati alla città, tra cui Piero Guccione, Franco Polizzi e Franco Sarnari. Il palazzo ha anche un ponticello, detto degli innamorati. La via è una galleria di facciate settecentesche e ottocentesche: per l’UNESCO, insieme a Palazzo Beneventano, è un capolavoro del tardo barocco.
Consiglio
Alza gli occhi: balconi, mensole e portali sono la parte più bella dei palazzi.
Palazzo Bonelli Patanè, l’Antica Farmacia e il Museo del Costume
Palazzo Bonelli Patanè è ottocentesco, ma l’interno è interamente affrescato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e conserva arredi e tappezzerie originali. È una delle ultime testimonianze di un mondo aristocratico e borghese. Sulla stessa via c’è l’Antica Farmacia Cartia, del 1902, e il Museo del Costume e della Cucina, nell’ex monastero di San Michele, con abiti e tessuti della tradizione iblea. Sono tre piccole visite a pochi passi l’una dall’altra: puoi sceglierne anche una sola.
Consiglio
Gli ingressi sono spesso a tempo e su prenotazione: informati prima, soprattutto nei fine settimana.
Palazzo Beneventano
Da via Nazionale, in una traversa, trovi Palazzo Beneventano, settecentesco e considerato uno dei più belli del tardo barocco siciliano. Secondo lo storico dell’arte inglese Anthony Blunt è il palazzo barocco più bello della Sicilia. Ha due facciate unite da un angolo scolpito, con mascheroni, teste di moro e animali fantastici sulle mensole, e balconi con inferriate panciute. È un palazzo da guardare con calma, girando intorno all’angolo. Questo è il punto in cui capisci perché Scicli è nella lista UNESCO.
Consiglio
Fai il giro dell’angolo: le decorazioni più insolite si trovano sulle mensole dei balconi.
Santa Maria la Nova e la cava
All’estremità est del centro si entra nella cava di Santa Maria la Nova, un corridoio urbano stretto tra la roccia e le case. In fondo la chiesa di Santa Maria la Nova chiude la cava con la sua facciata a tre ordini e il campanile. Le sue origini risalgono all’epoca bizantina. Dentro si conserva una statua lignea di Gesù Risorto, opera dello scultore catanese Francesco Pastore, che gli sciclitani chiamano l’Uomo Vivo. Poco sopra, per una scalinata che porta a un sagrato lastricato, c’è la chiesa della Consolazione, seicentesca, con una pavimentazione a intarsi di marmo.
Consiglio
Se hai poco tempo scegli Santa Maria la Nova: la cava vale la deviazione anche se le chiese sono chiuse.
Il colle di San Matteo e la Chiafura
Chiudi la giornata con la salita al colle di San Matteo, circa cinquecento metri di cammino in salita. In cima la chiesa di San Matteo è stata la più antica di Scicli e la principale della città fino al 1874. Oggi è in cattive condizioni e spesso non si entra, ma da qui il centro si vede intero, con le tre cave ai piedi. Sul fianco del colle si estende la Chiafura, antico quartiere di case grotta abitato fino agli anni Sessanta del Novecento. Sulla cresta ci sono il Castellaccio, una torre normanna, e il castello dei Tre Cantoni, che controllava il punto d’incontro delle tre valli. La Chiafura è oggi visitabile solo in occasioni particolari, con visite guidate.
Consiglio
Sali nel tardo pomeriggio, con scarpe adatte e acqua: la luce è bellissima e il caldo cala.
La mappa del percorso
Su telefono e tablet: un dito scorre la pagina, due dita muovono la mappa.
Domande frequenti
Per via Mormina Penna, Piazza Italia e i palazzi bastano mezza giornata. Con i musei, la cava di Santa Maria la Nova e il colle di San Matteo serve una giornata intera.

