TN4La ciurma di mare della tonnara di Marzamemi era una nutrita squadra di quaranta uomini bene addestrati, a cui si aggiungevano due rais, due vice rais, mentre in camperia lavoravano un custode e sei terrazzani, tra i quali il “banditore” con il compito di svegliare tutte le mattine la ciurma con precisione cronometrica… senza orologio. I rais per la loro destrezza, abilità e attitudine al comando affascinano ancora attraverso il loro ricordo chi si avvicina al mondo delle tonnare: Giuseppe Cappuccio comproprietario e direttore di manovre, Giuseppe Campisi di Avola, Cabrini di Portopalo, Gaetano Fichera, l’ultimo rais, inteso “u balatuotu”.

Nel ramo contabile non mancano figure interessanti, degne di essere ricordate. Spicca la figura di Giuseppe Falla, che aveva molte mansioni di fiducia, compresa quella di sovraintendere alla salagione dei tonni. Nel 1892, dopo la campagna di pesca, 500 tonni furono destinati alla salagione. Durante un controllo l’amministratore, il barone Vincenzo di Villadorata volle conoscere il numero delle botti di tonno salato, che assommavano a cinquantadue. Venutone a conoscenza guardò interrogativamente il Falla, il quale interdetto, ma allo stesso tempo convinto della precisione del suo resoconto, invitò il barone a scendere in magazzino per verificare di persona, ma il nobiluomo ridendo esclamò: “Senti, se ogni botte ha la capienza di dieci tonni avresti dovuto consegnarne cinquanta!”

All’onestà del Falla faceva riscontro la disponibilità del datore di lavoro, come risulta del resto da un altro episodio. Dopo giorni e giorni di tentativi inutili di cattura dei tonni e dopo i rimproveri che i rais avevano subito nelle quotidiane relazioni, improvvisamente la rete imprigionò trecento pesci. Gran festa, rallegrata, come di consueto, dallo scampanio festoso di San Francesco di Paola. II barone Vincenzo, decise di regalare ai rais una guantiera di biscotti, non appena fossero scesi dalla muciara ed entrati nella camperia. Il cameriere offrì loro i biscotti: l’omaggio non fu gradito. I rais presero i biscotti ad uno ad uno e li infilarono nella bocca dei tonni, dicendo al cameriere: “il barone deve ringraziare i tonni, che sono arrivati e non noi”. Il Villadorata, divertito dalla risposta spiritosa regalò ai suoi uomini venti litri di buon vino.

TN5Questa esperienza collettiva, tramandata oralmente dal suocero all’attuale amministratore, conferma insieme alla professionalità dei tonnaroti una consapevole interpretazione dei rapporti col padronato. Tutti i componenti della ciurma imparavano il mestiere a mare con tutte le possibili implicazioni fisiche, non escluso il “buttarsi a mari” in casi di emergenza senza alcun timore degli squali; i terrazzani imparavano come usare le mazzare, le gomene, i galleggianti di sughero, che arrivavano con “i vapori” dalla Sardegna.

Tutti coloro che partecipavano ad una pesca “sociale”, come quella dei tonni, conoscevano i comportamenti dei loro tradizionali avversari e gli equilibri biologici della natura per cognizioni apprese attraverso il succedersi delle generazioni”. Della dura scuola dei rais, del quotidiano apprendistato, della vita comunitaria in tonnara restano conoscenze occasionali, saltuarie, che meriterebbero un approfondimento.

Tratto da: Annalena Lippi Guidi – Tonnare e tonnaroti / Malfaraggi della sicilia sud orientale.
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