XB1Sullo stemma ufficiale del Comune di Pachino campeggia fiera una torre antica. E’ la torre Xibini che porta il nome del feudo Scibini o Xibini per popolare il quale nel 1758 Gaetano Starrabba inoltrò formale richiesta al vicerè Marchese Fogliari e per il suo tramite al Re delle due Sicilie. Fu così che dopo due anni nacque Pachino. Ed eccola infatti Torre Scibini, ancora lì, ben visibile a sud della periferia di Pachino sulla strada che porta verso Maucini, il feudo confinante, appartenente un tempo alla famiglia Deodato-Moncada.

Fino a pochi anni fa era in pessime condizioni, cadente e semidistrutta, a dispetto di quella imbarazzante presenza sullo stemma del Comune. Restaurata da poco tempo è rimasta tuttavia abbandonata e preclusa alla visita della gente che può solo ammirarla da fuori. Il restauro infatti, operato dalla Sovrintendenza è stato volto solamente ad impedire il completo decadimento delle strutture e non si è pensato, come sarebbe stato opportuno, a rivitalizzare l’edificio prevedendone un uso collettivo, come museo ad esempio. La storia di questo nostro monumento non è molto chiara.

Di tutti i periodi della storia del nostro territorio infatti quello medievale è sicuramente il meno conosciuto e documentato. Sta di fatto che sulle origini della torre si è scritto pochissimo, se si eccettua un libretto di XB2Giuseppe M. Lucchesi, La Torre Scibini stampato a Pachino nel 1988 presso la tipografia Fratantonio e qualche altro manoscritto, opera di qualche appassionato cultore del settore. L’attuale torre fu ricostruita nell’anno 1493 sulle strutture degradate di una precedente torre (forse araba, vista la presenza nelle immediate vicinanze dei resti di opere per l’irrigazione di chiara origine araba) con il permesso di Ferdinando
II re di Sicilia, marito di quella Isabella di Spagna che solo un anno prima aveva reso possibile la spedizione di Cristoforo Colombo.

Le poche notizie che abbiamo ci dicono che dopo la cacciata degli Arabi dalla Sicilia i Normanni attribuirono il nostro territorio al nobile Orlando Landolina e che all’incirca nel 1300 esso passò al nobile siciliano Manfredi Alagona, appartenente ad una delle famiglie più in vista dell’isola. Nel 1391 il feudo passò ad un nuovo proprietario, forse di origine gallica, Gagliardetto de Mont Cloup, per diventare poi una baronia nel 1395.

Primo barone di Scibini fu il netino Mainitto Xurtino o Sortino, che ne ricevette l’investitura ufficiale il 28 dicembre 1396. Fu proprio un discendente di quest’ultimo, Antonino Xurtino, che nell’anno 1493 fece ricostruire la Torre Scibini. In quel periodo infatti i pochi coloni presenti erano spesso vittime delle scorrerie di pirati saraceni, provenienti dalla vicina Malta o dall’Africa settentrionale, per cui per porre rimedio alle sventure ed al latrocinio ed ammonire gli scellerati ed essergli sottomessi, il conte Antonio de Xurtino da Palazzolo Acreide, barone dei feudi di Scibini e Bimmisca, compagno di corte e signore del territorio di Pachino, fece ricostruire a sue spese un vecchio presidio abbandonato con la torre al centro. La costruzione era alta circa 13 metri dal suolo, con base quadrata a scarpata per facilitarne la difesa.

XB3All’interno era divisa in due piani, il piano terra, alto circa quattro metri, cui si accedeva attraverso una botola, era adibito a magazzino, il piano superiore, alto più di otto metri serviva da ricovero al comandante del presidio. Dal terrazzo le vedette vigilavano sull’intera pianura circostante, fino alla marina, pronti a dare l’allarme e ad avvisare i coloni e gli altri presidi vicini con fuochi e segnali visivi. Alla base della torre era un casamento, oggi distrutto, che serviva da dormitorio per i soldati e da scuderia.

Una lapide, tuttora esistente ricorda un bando del conte per assoldare ogni uomo atto all’uso delle armi in modo che le sue terre ritornino ad essere senza rovina. La torre Scibini, insieme alle altre numerosi torri vicine (es. Torre Fano) e alle fortezze più grandi, come quella dell’Isola di Capo Passero, fece parte integrante di quel vasto progetto di protezione delle coste siciliane attuato dagli Spagnoli al cui progetto lavorò l’architetto Camillo Camilliani, matematico e autore di diversi trattati sulle fortificazioni militari.

Un altro autentico tesoro della nostra storia, della nostra memoria che, miracolosamente sopravvissuto, aspetta di tornare a nuova vita e magari di trasmettere un pò della sua saggezza antica alle nuove generazioni.

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