TN13Il termine “Balata” deriva dall’arabo baladà, il nome si riferisce alle lastre di pietra che costituiscono la vecchia pavimentazione del primo porto di Marzamemi. Oggi la Balata rappresenta un luogo di incontro, di scambio, un mercato, un luogo ove divertirsi, dove incontrare gli amici, dove passeggiare con la fidanzata, dove gustare un gelato.

La Balata ha due facce: quella mattutina e quella notturna. Orientata verso il lavoro e gli affari la prima, votata al divertimento la seconda. Cambia solo qualche particolare: per esempio, il lavoro e gli affari per la piazza di Pachino erano rappresentati dall’agricoltura, dalla vendemmia, dall’edilizia, per la Balata di Marzamemi invece soprattutto dalla pesca, dal commercio e dal turismo.

E a proposito del divertimento, provate ad andare alla balata dopo le ore 22:00 nei periodi estivi: giovani, adulti, bambini, famiglie intere a parlottare, passeggiare, acquistare oggetti dalle bancarelle, degustare gelati e granite, intenti ad ammirare le foto degli antichi tonnaroti al lavoro. Provate ad andarci una sera di fine Luglio, vi capiterà  di assistere a quella stupenda manifestazione che va sotto il nome di Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, magari potrete ascoltare la musica della banda paesana, o ancora potreste incontrare Luca Zingaretti intento a cenare all’aperto.

Già, perchè la storia della balata ha inizio proprio con la costruzione di quella che fu la più importante tonnara della Sicilia orientale, da parte dei nobili Nicolaci di Villadorata, intorno alla metà del ‘700. A dire il vero gli storici locali (come Corrado Arangio nel suo Marzamemi, ed. Teleras, Pachino 2001) sostengono che la prima tonnara fosse stata costruita dagli Arabi, intorno all’anno 1000. Si racconta poi che un ammiraglio russo, Nicolaiev (divenuto poi Nicolaci), naufragato in questa zona, se ne innamorò scegliendola come sua residenza definitiva.

Con lo sviluppo della produzione agricola, fu proprio la Balata, prima del più comodo Porto Fossa, a costituire il principale Caricatore, il porto dove venivano imbarcate le merci da esportare (il tonno, il cotone, poi mosto e vino). Tutto il borgo di Marzamemi (dall’arabo Marsà  al hamem, baia delle tortore), deve le sue origini alla tonnara, così come tutta la sua vita ruotava, fino a qualche decennio fa, intorno all’attività  della tonnara e del caricatore.

Il grosso complesso architettonico (palazzo del principe, camperia, marfaraggio cioè il ricovero degli scieri, i TN14grossi barconi dipinti di nero, le casette dei pescatori, la chiesetta di San Francesco, la casa del razionale, l’amministratore della tonnara) con i suoi grandi spazi aperti (la balata da una parte, verso il porto, la attuale piazza Regina Margherita, dall’altro, il vicolo Villadorata che con il suo caratteristico arco in pietra mette in comunicazione i due spazi suddetti, i cortili interni di rappresentanza e per la lavorazione del pescato) costituisce un vero e proprio gioiello della nostra cultura.

Un unicum architettonico e spaziale veramente eccezionale, e miracolosamente rimasto integro e ancora carico di valori e significati. E’ forse questo il motivo per cui Klaus Maria Brandauer, Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvadores, i fratelli Taviani, Nello Correale e tanti altri registi hanno eletto la Balata e Marzamemi la location privilegiata per i loro films.

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