| Nel periodo
dal 1.500 al 500 A.C., sul territorio di Pachino
ma anche di tutta la Sicilia Orientale, sono vissuti i Siculi, un
popolo proveniente dall'Italia Centrale ed esattamente dalla provincia
dell'attuale Frosinone secondo le ultime scoperte effettuate da
scienziati antropologi. Essi apportarono ulteriore progresso e civiltà
sviluppando ancor più il culto dei morti e la lavorazione
della terra.
Con l'arrivo dei Greci, questi dopo avere fondato delle colonie
lungo le coste (Naxos, Siracusa, ecc.) incominciarono a spingerli
sempre più verso l'interno togliendo loro le terre migliori.
Nel IV secolo A.C. il comandante Ducezio di Noto chiamò a
raccolta i Siculi contro gli invasori ma fu battuto nel territorio
dell'attuale città di Sortino, la qual cosa provocò
la fine di un popolo e della loro civiltà. Successivamente
il territorio di Pachino fu abitato da Fenici, Punici, Greci (750
A,C.) e Romani (dal 200 al 400 D.C.) che ne fecero un centro di
attività commerciali prima e di colonizzazione poi. Con loro
inizia la storia e la civiltà moderna. Si sviluppò
ampiamente l'agricoltura ed in particolar modo la coltivazione della
vite e del frumento che veniva esportato in Grecia prima e successivamente
a Siracusa e Roma. Nel periodo ellenistico, in particolare furono
edificati templi (uno è certo fu dedicato ad Apollo Libystino,
come ci ha lasciato scritto Macrobio, mentre di un tempietto agreste
votivo se ne vedono ancora le basi in contrada Cugni) e furono tracciate
le rotaie della via Elorina (che sono tuttora ben visibili quelle
sulla roccia sempre in contrada Cugni, zona che per l'alta concentrazione
di resti antichi può a ragione essere definita parco archeologico)
e fattorie (vedi Maucini e relativo acquedotto inziato dai greci
e terminato dagli Arabi, che lo storico Filippo Garofalo nel suo
libro "Pachino e i suoi dintorni" pubblicato nel 1877
lo definisce "ammirevole".
Fu in questo periodo che il Promontorio di Pachino ebbe questo nome
e di conseguenza la Pachino recente. Infatti, secondo lo storico
A. Holm il nome Pachino deriverebbe dal fenicio PACHUM che significa
"Guardia" (tra due mari l'Ionio ed il Mediterraneo); secondo
il Fazello dal greco PAXUS che significa "Grosso" (riferito
all'aria) o "Fertile" (riferito al suolo); secondo mons.
Sultano dal greco PAXUS OINOS che significa "Terra abbondante
di vino", mentre secondo lo storico Ciancio
deriverebbe dal latino e significherebbe "Abbondante di tonni".
Infine secondo il Figura dal greco PAXEIA NESOS e cioè "Isola
dalla larga circonferenza" riferita all'isola di Capo Passero
per distinguerla dalle vicine ma molto più piccole isole
del territorio quali Vendicari, l'isola piccola di Marzamemi e l'isola
grande del porto di Pachino e delle Correnti, quando gli antichi
navigatori del Mediterraneo mettevano piede sul territorio per i
relativi rifornimenti.
Con i Normanni, Spagnoli e Francesi arrivò, invece, la decadenza
e la suddivisione del territorio in feudi. A questo periodo risalgono
le fortificazioni di Torre Xibini e Torre Fano contro le invasioni
piratesche dei Turchi e da questi ridotte in rovine. La storia dell'attuale
Pachino ha inizio quando nel 1734 gli Starrabba
di Piazza Armerina, proprietari dei feudi Scibini e Bimmisca e come
tali aventi il titolo di baroni oltre a quello di principi di Giardinelli,
decisero di risiedere sul territorio per meglio curare i loro interessi
ed al fine di acquisire pure il titolo di conte. A tal fine i fratelli
Gaetano e Vincenzo Starrabba chiesero a Carlo III di Borbone prima
(1758) ed a Ferdinando I (1760) poi l'autorizzazione a fondare una
città, decreto che fu emesso a Napoli in data 21/7/1760 e
che fu reso esecutivo in data 1/12/1760. Pur essendo una città
relativamente giovane, essa ha dimostrato per merito dei suoi fattivi
abitanti, in origine provenienti in gran parte dalla vicina Malta
e successivamente dai Comuni viciniori come Modica, Scicli, Rosolini,
Ispica e per quanto riguarda Marzamemi da Avola, Augusta e Siracusa,
di avere saputo raggiungere in breve tempo livelli economici e culturali
di rilievo. Infatti, attualmente in agricoltura, in maggior parte
in serre ma anche a pieno campo, il ciliegino denominato "Pachino"
(protetto dal marchio
IGP), il pomodoro
costoluto ed il melone cantalupo
(di due tipi: retinato e liscio) dominano i mercati mondiali del
settore oltre che per il gusto dolcissimo anche per le elevatissime
proprietà organolettiche in essi contenuti.
Da qualche tempo è rifiorita e prende sempre più vigore
la coltivazione della vite (la viticultura di Pachino si basa sulla
coltivazione del Nero d'Avola che costituisce il vitigno principale
per la produzione del DOC Eloro, nella sottodenominazione "Pachino")
e dell'olivo, mentre è in piena espansione la coltivazione
dei primaticci in serre e dell'ortofrutta destinata alla ristorazione.
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