PAC1L’attuale zona comprendente Pachino e Portopalo di Capo Passero, nei tempi preistorici era completamente sommersa dal mare; ma in seguito alle esplosioni vulcaniche sottomarine, il fondo marino si alza notevolmente fino a formare una pianura alluvionale piuttosto acquitrinosa. I movimenti tellurici che si sono susseguiti durante i millenni però hanno sollevato il terreno formando così il Promontorio di Pachino, in cui risultano presenti molte cavità naturali (le grotte Corruggi, Calafarina, Caitina e ed altre cavità minori).

Nelle vicinanze di esse furono ritrovati molti reperti tra cui resti di antiche capanne neolitiche e Necropoli terranee scavate nel terreno. Facendo un lungo balzo millenario arriviamo nel 1200 A.C. quando il promontorio divenne punto d’approdo dei Fenici, popolo di mercanti e abili navigatori che ebbero ottimi rapporti commerciali con le locali popolazioni sicule, che nei secoli passati si stabilirono presso il Promontorio di Pachino costruendo vari villaggi). Allora la città di Pachino non esisteva, ma presso l’attuale territorio urbano vi erano situati alcuni di questi accampamenti di chiara matrice sicula. Il territorio venne così chiamato dai Fenici col nome di Pachys o Pachum.

Intorno al 700 a.C. nell’attuale territorio pachinese vi si stabilirono i coloni greci provenienti sia da Siracusa e presumibilmente dall’antica città di Camarina (che era situata sulla costa ragusana tra Santa Croce Camerina e Scoglitti) che qui praticavano perlopiù agricoltura e pastorizia. Ma i siracusani utilizzarono questo lembo di Sicilia come importante zona strategica utilizzata per avvisare la colonia di Siracusa in caso di eventuali attacchi dei Persiani da sud tramite la Torre Fano. Con la dominazione romana, l’estrema punta della Sicilia sud orientale diveniva così una zona strategica in cui veniva controllato il traffico mercantile ai tempi di Roma.

PAC2Difatti presso la zona marittma del territorio comunale pachinese vi troviamo nelle vicinanze molte rovine romane tra cui alcuni resti di ville (tra cui va citata la famosa Villa Romana del Tellaro situata nel comune di Noto e resti di un antico villaggio romano) e antichi basamenti che fungevano da fondamenta a templi o ville. Ma fu molto eclatante la scoperta dei resti subacquei di tempietti tardo romani e addirittura di una nave presso la località chiamata Porto Ulisse (ubicata presso il confine con il territorio comunale di Ispica).

Nel periodo bizantino il territorio non perse il suo ruolo strategico militare poichè i Bizantini utilizzarono sempre Porto Ulisse come vera e propria rada naturale dove potevano attraccare le loro imbarcazioni e nel frattanto controllare il traffico marittmo per paura delle scorrerie dei Vandali e dei Saraceni. Successivamente il territorio pachinese divenne territorio degli Arabi, che bonificarono le tante paludi con alcuni sistemi usati ancora ai giorni oggi come canali idrici sotterranei, Saie (condotte idriche in pietra sopraelevate rispetto al terreno) e Gebbie (gigantesche vasche circolari in grado di contenere litri e litri d’acqua), costruite e utilizzate ancora nelle campagne nella zona meridionale della provincia aretusea. Per tutto il periodo medioevale, in tutto il territorio pachinese vennero fondati numerosi feudi che venivano coltivati a latifondo. Nel 400 divenne territorio di Noto, città che detenne quei feudi fino al 1600.

Le devastazioni del terremoto del 1693 colpirono il territorio pachinese solo sotto l’aspetto economico, poichè i contadini scampati alla morte per essere sfuggiti alle macerie scappando in aperta campagna persero tutto (case, coltivazioni e bestiame). Le masserie e le stalle erano distrutte e il terremoto aveva sconvolto profondamente le piantagioni facendo così cadere nella miseria quella popolazione contadina che in futuro avrebbe contribuito a fondare una nuova città nella provincia aretusea, Pachino. Non fu così per Marzamemi che venne completamente rasa al suolo.

Il 24 Aprile 1756, dopo che le attività dell’agricoltura e dell’allevamento a mano a mano ripresero a riavviarsi, Don Gaetano Starrabba Calafato, Principe di Giardinelli e Marchese di Rudinì, fece edificare una nuova città sull’allora feudo di Scibini (facente parte del territorio netino). Lui le diede appunto il nome di Pachino (dal vecchio toponimo fenicio) e la popolò con i contadini provenienti dalle campagne limitrofe, ma anche con famiglie provenienti dalla Grecia, dall’Albania e da Malta (probabilmente questo fece si che nella Zona sud della provincia aretusea si venne a formare quel distacco dialettale caratterizzato da mancato uso del suffisso CH).

PAC4Ma nella nuova città arrivarono anche famiglie da varie zone della provincia di Siracusa, che speravano di trovare un posto per abitare serenamente dopo anni e anni di stenti causati dal terremoto del 1693. Dal 1768 Pachino, dopo molte traversie burocratiche, divenne indipendente da Noto formando così una propria area territoriale ed amministrativa divenendo città a tutti gli effetti. Durante la seconda metà del 700 e per gran parte della prima metà dell’800, Pachino era una città cantiere essendo stata fondata pochi anni prima e durante la seconda metà dell’800 inglobò i piccoli centri marinari di Marzamemi e Portopalo di Capo Passero, che divennero così frazioni amministrative.

Nella prima metà del 900, dopo l’Unità d’Italia, vennero migliorati i fondi agricoli e bonificate buona parte delle paludi circostanti, vista la presenza dei cosiddetti Pantani, specchi d’acqua dovuti o alla subdsidenza tettonica del terreno (cioè l’abbassamento di certe porzioni di terreno dovuto ad alterne correnti di magma sotterraneo che alzano e abbassano la crosta terrestre dell’estrema punta meridionale della Sicilia) o all’ammasso di acque meteoriche o per filtrazione di acqua marina; molti di questi pantani erano gli habitat ideali per le zanzare, insetti che causavano la mortale Malaria.

Oggi nei territori circostanti Pachino, rimangono solo poche zone umide di questo tipo tutte a rischio perchè soggette all’incuria e all’abbandono. Quel periodo però fu uno dei più duri per i pachinesi poichè imperversava lo spettro della I guerra mondiale. Difatti anche Pachino pagò il suo tributo di sangue per le perdite di molte giovani vite al fronte. Dopo il primo conflitto mondiale arrivò il fascismo che con le sue repressioni e le sue intimidazioni fece cadere quasi tutta la popolazione in miseria. Arrivò anche la II guerra mondiale e incominciarono i bombardamenti degli angloamericani che fecero molte vittime tra la popolazione. Nel 1943 le coste a sud di Pachino furono teatro dello Sbarco degli eserciti inglesi e americani in Sicilia, che fu determinante per la sconfitta del nazifascismo in Italia. Da li a poco i pachinesi si ribellarono ai fascisti e ai nazisti cacciandoli dal loro territorio grazie all’aiuto dei vecchi nemici divenuti ora alleati.

PAC5Negli anni seguenti alla guerra bisognava rifondare l’agricoltura e soprattutto ricostruire le opere pubbliche distrutte dai bombardamenti e proprio anni 50 in poi si cercò di risollevare le sorti della città pachinese introducendo la serricoltura, anche se la situazione economica per i pachinesi non era una delle migliori e per tutto il quarantennio che va dal 1950 al 1980 Pachino si spopolò a causa dell’emigrazione dei giovani verso il nord Italia, il nord Europa e il nord America (in particolare verso il Canada dove tuttora vi sono delle grosse comunità di pachinesi).

Dal 1 Marzo 1975, la Regione Sicilia stabilì che Portopalo di Capo Passero, divenisse indipendente da Pachino andando a formare così un nuovo comune facente parte della Provincia di Siracusa. Pachino perse così un porto importante che tramite la pesca faceva andare avanti l’economia cittadina. Negli anni 80 è arrivata la svolta economica per la città di Pachino, un gruppo di agronomi locali ha creato un tipo di pomodoro incrociando una varietà di pomodorino israeliana (dal sapore molto aspro ma molto resistente agli agenti biologici come clima e microrganismi) ed una locale (dal sapore più o meno dolce, ma più delicata sotto il punto di vista della resistenza agli agenti biologici) creando appunto il Ciliegino di Pachino, il pomodorino rosso che avrebbe dato fama e notorietà  alla piccola cittadina situata nell’estremo sud dell’Europa.

A partire dalla seconda metà  degli anni ’90 arrivando poi al 2000, Pachino è divenuta la principale città  nel siracusano (assieme alla vicinissima Portopalo) capace di produrre tonnellate e tonnellate di ortaggi da serra dando così un profondo scossone alla sua economia, malgrado la situazione economica in Sicilia non è delle più rosee dell’Italia.

COME ARRIVARE

IN AUTO

autoDa Villa San Giovanni (ME) imboccare l’autostrada in direzione Catania. Proseguire verso Siracusa-Gela, uscita Noto. Da Noto imboccare la strada provinciale n°19 in direzione Pachino (SR).

IN AEREO

aereoDall’aeroporto di Catania “Fontanarossa” si giunge a Pachino in un’ora e mezza d’auto circa. E’ presente un collegamento autostradale percorribile fino alla città di Noto. Dall’autostrada uscire allo svincolo per Noto e proseguire in direzione Pachino. Distanza totale: 123 Km.

IN NAVE

naveSe arrivate in nave, sbarcherete a Palermo o a Catania. Vi consigliamo il viaggio in nave solo se avete al seguito l’automobile, altrimenti può essere difficoltoso organizzare il viaggio fino a Pachino con i mezzi pubblici. Esistono buoni collegamenti autobus dal porto di Catania: trovate gli orari sul sito www.interbus.it. La fermata cui dovete arrivare è quella di Pachino.

AEROPORTI

CATANIA “FONTANAROSSA”

L’aeroporto di Catania (CT) dista da Pachino (SR) circa 102 Km. Risulta ben collegato con la cittadina la quale è raggiungibile tramite l’autostrada che giunge fino alla vicina Noto. Imboccare lo svincolo per Pachino / Portopalo e percorrere circa 22 Km.

COMISO “PIO LA TORRE”

L’Aeroporto di Comiso (RG) sorge in provincia di Ragusa a circa 80 Km da Pachino. Ad oggi è collegato attraverso una strada provinciale, quindi, il percorso risulta meno agevole rispetto ai collegamenti autostradali.

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